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Nel nome della rosa


Nel nome della rosa


La leggenda di Zionia
Durante le veglie invernali, i nostri nonni raccontavano che in Zionia, nei tempi antichi, vi era una città che forse un giorno fu distrutta da un terremoto, da una frana o da una pioggia di fuoco, perché i suoi abitanti avevano fatto la Comunione con fette di salame al posto delle ostie.

Poi, parlando a bassa voce, aggiungevano che il fatto sacrilego era avvenuto durante la cerimonia di 7 coppie, provenienti da Zionia. Il matrimonio era stato celebrato nell’attuale chiesetta di Santa Maria Maddalena, nell’area del Castello dei Del Carretto.

L’altipiano anticamente denominato “Ciogna”, un tempo, era unito al Castello in Borgata Costa, da una strada in parte lastricata, di cui alcuni brevi tratti erano ancora visibili negli anni ’40.

Il monte, posto a 1000 metri di altezza, fa parte del massiccio del “Camulera” e presenta sulla sommità rupi spettacolari e pendici molto boscose, tra cui scorre il rio Zionia.
 

Questa storia, ben nota ai Murialdesi, varcò i confini del paese sul finire degli anni ’80, quando apparve nelle sale cinematografiche il film, Tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco “Nel nome della rosa”.

 
Questo perché nel film la vicenda si snoda sulla cima di un monte e in un territorio che con ragionevoli possibilità potrebbe essere Zionia che si erge lungo la dorsale appenninica tra Piemonte, Liguria e Francia.

L’atmosfera del racconto cupa, lugubre e il clima caratterizzato da nebbie sottili, pioggia, grandine e neve, ricorda proprio il nostro sito.

Tra i vari articoli che apparvero sulla stampa dell’epoca, ce ne fu uno pubblicato sull’Alta Val Bormida, firmato dal professore Luigi Ferrando, studioso di storia Medioevale. Si parlava di eresia, una scelta che compie chi si allontana dall’ortodossia ufficiale, in contrasto con i dogmi della chiesa.

Il Medioevo, fu caratterizzato da molti movimenti eretici, soprattutto da parte di Monaci Cistercensi, Certosini, Domenicani e Francescani, avversati dalla Chiesa, che predicavano valori più aderenti al Vangelo ed alla povertà.

Nacquero allora i Valdesi, i Catari, gli Apostolici e molti furono giustiziati nelle pubbliche piazze, come accadde a Gherardo Segarelli. I suoi seguaci, allo sbando, si riorganizzarono grazie ad un frate di nome Dolcino che, fra l’altro, predicava di mettere tutte le proprietà in comune, comprese le donne.

Anche Dolcino, dopo una lunga resistenza fra i monti, fu giustiziato dalle armate di Papa Clemente V e i Dolciniani nel 1306, ridotti alla fame, si dispersero, tra le nostre montagne.

Il punto di contatto con la nostra storia sta proprio qui, perché pare che un gruppo di Dolciniani superstiti sia arrivato in Valle Bormida trovando sul monte Zionia un rifugio sicuro.

Il nome “Sionia” o “Zionia”, è infatti accostabile al termine Sion, antico nucleo di Gerusalemme, che Dolcino citava sempre nelle sue omelie. “Monte Sion” o “Rio Sionia” potrebbe essere una coincidenza, ma è sorprendente e non fa che aggiungere fascino e mistero alla storia.